TERAPIA MEDICA DELLA MALATTIA DI LA PEYRONIE: STUDIO PILOTA PER L'UTILIZZO DI ACIDO IALURONICO NELLA PATOLOGIA IN FASE ATTIVA

M. Di Biase, T. Villirillo, L. Lepri, C. Porrozzi, H. Nikaj, V. Bini, E. Costantini, A. Zucchi (Perugia)

Scopo del lavoro
Anche se esistono diverse tipologie di trattamento medico della malattia di Peyronie(PD) le risposte al trattamento non sempre sono soddisfacenti. Scopo di questo studio pilota consiste nel valutare come outcome primario l’efficacia della terapia con acido ialuronico(AI) in termini di riduzione delle dimensioni della placca e della curvatura dell’asta e come outcome secondario il grado di soddisfazione dei pazienti in termini funzionali

Materiali e metodi
Da gennaio a dicembre 2013 sono stati selezionati pazienti con diagnosi di IPP di recente insorgenza e sono stati sottoposti ad un ciclo di 8 infiltrazioni intralesionali con AI (Sinovial Mini 0,8%), con lo schema di una infiltrazione a settimana per 8 settimane consecutive. Sono stati esclusi dallo studio pazienti oltre i 75 anni, in terapia con antiaggreganti o anticoagulanti e pazienti già sottoposti ad altre terapia infiltrative per la patologia in studio. I pazienti sono stati sottoposti, prima e dopo il trattamento, ad ecografia peniena con farmacoerezione per la valutazione della placca e a valutazione del grado di curvatura prendendo in considerazione l’angolo formatosi tra una ipotetica retta perpendicolare al pube e la retta passante per la porzione distale dell’asta dopo la sua curvatura. Infine tutti i paziente, dopo due mesi dal termine del trattamento, hanno compilato un VAS score e un IIEF-5 prima e dopo il trattamento e un PGI-I dopo il trattamento. Per l’analisi statistica è stato effettuato un test di confronto per dati appaiati utilizzando il test non parametrico di Wilcoxon

Risultati
Sono stati selezionati 21 pazienti con età media di 56,81 anni. L’analisi statistica ha evidenziato una riduzione delle dimensioni della placca valutata ecograficamente da 6,95mm a 5,10mm(p<0,001), l’angolo di curvatura è variato da 24,3 ° a 18,6° in media (p=0,001). Si è assistito anche a un significativo incremento del IIEF-5 (p=0,004) e del VAS score (da 6,43 a 7,33, p=0,001). Per quanto riguarda il PGI-I 3 pazienti si sono definiti “davvero molto migliorati”, 10“molto migliorati” mentre i restanti hanno percepito solo un lieve miglioramento o nessun cambiamento dalla situazione di partenza

Discussione
L’AI è una sostanza già largamente impiegata in altri campi quali l’ortopedia che a livello sinoviale ha il ruolo di agire come lubrificante antiflogistico per contrastare il danneggiamento da stress fisici o da patologie degenerative. Allo stesso modo a livello delle placche fibrotiche l’AI inibisce la formazione e la maturazione del collagene indotto dall’azione di citochine infiammatorie e interferisce inoltre con le glicoproteine responsabili della calcio-filassi ectopica. L’azione anti-infiammatoria dell’AI si espleta mediante il blocco dell’espansione linfocitaria indotta e l’interferenza con il processo di maturazione dei macrofagi

Conclusioni
Questo studio pilota ha dimostrato le potenzialità dell’utilizzo dell’AI nella PD, ma un campione più vasto è necessario per testarne la reale efficacia e il suo mantenimento nel tempo