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Infezioni aspecifiche

Le infezioni aspecifiche possono essere classificate seguendo diversi parametri: sintomatologia, sede, decorso, presenza di complicanze. La presenza di fattori sistemici o locali che favoriscono l’insorgenza o la persistenza dell’infezione sono alla base della suddivisione in IVU complicate e non complicate. Le infezioni non complicate implicano l’assenza di anomalie anatomiche o funzionali delle vie urinarie e sono più frequenti nelle donne. Se dopo il trattamento la paziente va incontro ad un nuovo episodio infettivo ad opera dello stesso agente si definisce recidiva, se il microrganismo è diverso reinfezione. Per superinfezione si intende invece il sovrapporsi di un nuovo microrganismo al precedente. Le infezioni complicate sono distribuite ugualmente tra i sessi e sono legate a germi resistenti ai comuni antibiotici, ad anomalie anatomiche delle vie urinarie o fattori funzionali favorenti l’infezione, malattie immunodeprimenti, dismetabolismi, ospedalizzazione. In questi casi il successo della terapia è essenzialmente legato alla eliminazione laddove possibile del fattore favorente. Gli antibiotici infatti hanno un ruolo preminente solo nel caso di setticemia.
Epidemiologia.
L’incidenza delle IVU varia a seconda del sesso e dell’età. Da zero a 12 anni risulta essere del 2.8% nelle bambine e dello 0.7 nei bambini. Circa il 50 % dei bambini affetti da IVU presenta anomalie delle vie urinarie come ad esempio reflusso vescico-ureterale o patologie ostruttive . L’IVU nell’infanzia può determinare lesioni pielonefritche responsabili di ipertensione dell’infanzia o di insufficienza renale cronica nell’età adulta. Dai 12 ai 55 anni l’IVU è una patologia che colpisce quasi esclusivamente il sesso femminile con una incidenza dell’1-3% tra i 15 e 24 anni e una crescita dell’1-2% ogni decade di vita fino al 12% circa a 70 anni. Risultano inoltre 2 picchi tra i 20 e i 35 anni legati alla gravidanza e al grado di attività sessuale (cistite da luna di miele). Nell’uomo l’aumento dell’incidenza oltre i 50 anni è essenzialmente legato ai disturbi ostruttivi del mitto secondari all’ipertrofia prostatica.
Fattori favorenti
La maggior esposizione delle donne alle IVU è legata ad una serie di fattori anatomici che determinano la più facile risalita dei germi nelle vie urinarie: brevità dell’uretra, posizione del meato uretrale esterni nella vulva, minore forza di contrazione dello sfintere uretrale interno, vicinanza degli orifizi urogenitale e anale. La carenza di ormoni nel climaterio e la comparsa di alterazioni distrofiche dei genitali nella donna e il prostatismo nell’uomo sono fattori alla base del progressivo aumento di incidenza delle infezioni nell’età senile. La gravidanza determina un aumento delle IVU del 4-10 % per ridotta peristalsi ureterale da aumento del progesterone, aumento del reflusso vescico ureterale da compressione degli ureteri, ridotto potere antibatterico della preurina (per aumento degli amminoacidi nel filtrato glomerulare).altri fattori favorenti sono malattie dismetaboliche come il diabete, l’immunodepressione, patologie ostruttive , disordini anatomici o neurologici (che determinino aumento del residuo di urina post minzionale ), cateterismo vescicale, nefropatie, dialisi.
 
Eziologia
Escherichia Coli, germe normalmente presente nella flora endogena intestinale, è responsabile del 70 – 90 % delle IVU nei pazienti ambulatoriali e del 50% dei pazienti ospedalizzati. In questi ultimi prevalgono germi selezionati dall’abbondante uso di antibiotici ad ampio spettro o di manovre strumentali condotte sul tratto genito urinario senza le opportune precauzioni (ad esempio il cateterismo vescicale) come lo Pseudomonas, Proteus, Serratia e klebsiella. Da alcuni anni è stato osservato un aumento delle IVU da germi gram positivi come lo Staffilococco Saprofitico e lo Streptococco fecale e alcune specie di Slamonelle. Tra i Miceti la Candida albicans è frequentemente causa di IVU. I microrganismi possono giungere in vescica attraverso diverse vie di diffusione. La via canalicolare ascendente , ovvero per risalita attraverso l’uretra, risulta essere di gran lunga la più frequente. Si può inoltre sviluppare diffusione per via ematogena, per via linfatica, per via discendente (reneàvescica, di regola per l’infezione tubercolare), per contiguità di processi infettivi a carico di visceri contigui alle vie urinarie.
 

Pubblicato il 30/08/2011 - visto 4071 volte