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2) UROGRAFIA

 
 
L’urografia escretoria è ancora oggi un importante strumento nella valutazione di molte patologie urologiche. È fondata sulla escrezione attraverso l’emuntorio renale di un mdc iodato idrosolubile introdotto per via endovenosa e consente l’analisi morfologica accurata della via escretrice nella sua totalità.
Indicazioni elettive:
a.       Ricerca cause di ematuria
b.       Calcolosi reno-ureterale
c.        Studio delle lesioni caliceali indotte da affezioni del parenchima renale complicate o inusuali (inclusa la TBC)
d.       Ricerca di anomalie congenite ed acquisite
e.        Studio dei tumori uroteliali
f.         Ostruzione sospetta della via escretrice
g.       Traumi penetranti (che coinvolgono la via escretrice)
h.       Valutazione post-operatoria delle procedure urologiche
i.         Valutazione pre-operatoria per le procedure endourologiche
L’urografia è realizzata introducendo nel compartimento ematico per fleboclisi (100 ml di mezzo di contrasto a concentrazione di 300 mgI/ml in circa 7 minuti, oppure 250 ml a concentrazione di 150 mgI/ml in 10-12 minuti) opportuni mezzi di contrasto (mdc) iodati idrosolubili detti “uroangiografici”, i quali vengono escreti attraverso l’emuntorio renale e conseguentemente opacizzano l’urina; le vie escretrici, ben distese sono dimostrate in genere simultaneamente nella loro totalità.
Nel contesto dell’indagine urografica si distinguono in successione tre fasi principali:
·          Fase nefrografica: primi minuti dall’iniezione e durata 10-15 min, consiste in un aumento omogeneo e fugace , in condizioni normali, del tono d’ombra del parenchima renale, legato alla penetrazione nel suo contesto del mdc, inizialmente contenuto nei vasi e negli spazi pretubulari (nefrografia corticale) e quindi nei tubuli (nefrografia cortico-tubulare o totale).
·          Fase calico-pielografica: la filtrazione glomerulare e il riassorbimento idrico tubulare inducono la formazione di urina ad elevata concentrazione di mdc, la quale comincia a visualizzare i calici, l’ampolla e gli ureteri già 2-3 min dopo la fine dell’iniezione del mdc.
I calici vengono distinti in tre ordini. Il calice di 3° ordine è pertanto quello più periferico, forgiato a coppa, nel quale si insinua la papilla; il suo aspetto urografico è variabile a seconda del grado di obliquità del fascio radiante; “ad anello” quando visto di faccia; “ad ali di falco” quando visto di profilo.
Il numero di calici di 3° ordine corrisponde al numero di piramidi, ed è pertanto in genere di circa 8. dalla confluenza di due calici di 3° ordine origina il calice di 2° ordine; dalla confluenza di questi ultimi originano poi i due calici di 1° ordine , uno prossimale (stretto, lungo quasi verticalizzato), uno distale (più largo, corto, lievemente obliquato verso il basso e l’esterno). Nel gruppo caliceale prossimale puo’ sboccare, in maniera diretta, un calice di 3° ordine o di 2° ordine (“ gruppo caliceale medio “).
L’ ampolla origina dalla confluenza dei due calici di 1° ordine: ha morfologia molto variabile, da sacciforme a biforcata.; una parte dell’ampolla è intrailare ed una è extrailare.
Il giunto pielo-ureterale non ha caratteristiche morfologiche particolari; radiologicamente lo si individua nel restringimento prossimale, immediatamente sotto-ampollare, dell’uretere.
L’uretere, ben visualizzato nella sua totalità dopo 15-30 min dall’iniezione di mdc, decorre verso il basso , prima quasi verticalmente proiettandosi sopra l’apofisi trasverse lombari, poi si inflette lateralmente e posteriormente nel suo tratto pelvico, infine si piega medialmente e anteriormente verso il trigono assumendo un decorso quasi orizzontale.
È lungo circa 25 cm e decorre nello spazio retroperitoneale. Se ne distinguono un tratto lombare, uno iliaco e uno pelvico.
Il calibro è variabile nei radiogrammi per la continua attività peristaltica; sono comunque osservabili lungo il suo decorso alcuni restringimenti fisiologici; a livello del giunto pielo-ureterale, all’incrocio con l’arteria iliaca esterna , nel tratto intramurale. L’orifizio uretero-vescicale ha funzione valvolare che impedisce il reflusso di urina dalla vescica verso l’alto.
·        Fase cistografia: la vescica è ben distesa e opacizzata a partire da circa 30 min dalla fine dell’iniezione del mdc.
Si proietta al davanti del tratto distale del sacro e del coccige.
La sua forma è tipicamente rotondeggiante nel maschio, e allungata trasversalmente nella donna. La sua capienza, a media distensione è di circa 200 ml.

Invitando il paziente ad urinare sarà possibile documentare il residuo urinario (radiogramma post-minzionale) e l’eventuale presenza di reflusso vescico-ureterale.

 

Pubblicato il 03/07/2011 - visto 5297 volte