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Incontinenza Urinaria Femminile

 

1) Introduzione


 

L'incontinenza urinaria è la perdita involontaria di urina attraverso l'uretra.

È spesso chiamata "malattia silenziosa" perché le donne che ne soffrono raramente ne parlano al proprio medico. Eppure si tratta di una patologia molto comune, che coinvolge circa 2 milioni di donne in Italia.

Qualsiasi donna potrebbe essere soggetta ad incontinenza urinaria. Non si tratta, infatti, di età o di tipo di lavoro o di modo di vivere. L'incontinenza è piuttosto dovuta a cause che possono essere anche transitorie.

Ad ogni modo, l'incontinenza urinaria si presenta come un problema invalidante, poiché impedisce le azioni quotidiane e condiziona psicologicamente la vita delle donne che ne sono affette.

Spesso dovuta ad un indebolimento del pavimento pelvico, ad un blocco dell'uretra o ad una diminuzione del tono sfinterico dell'uretra dell'incontinenza si possono comunque ricercare altre cause: infezioni urinarie o vaginali, effetti secondari di alcuni farmaci, debolezza muscolare, malattie nervose e/o muscolari, effetti secondari di alcuni interventi chirurgici.

Sono fattori di rischio anche la pluriparità (quasi un terzo delle donne incinte soffrono di incontinenza urinaria ed il rischio aumenta con parti successivi), la menopausa (un rilassamento dei tessuti uterini e un cambiamento delle mucose potrebbero portare all'incontinenza), la costipazione (la costipazione cronica ha delle conseguenze sui muscoli pelvici e quindi direttamente sul sistema di continenza).

L'incontinenza si presenta sotto diverse forme e ognuna di esse viene identificata in modo diverso per quel che riguarda i sintomi e le cause: incontinenza urinaria da sforzo, incontinenza da urgenza, incontinenza mista, incontinenza da rigurgito.

L'incontinenza urinaria può essere oggi trattata con successo, spesso attraverso la combinazione di più approcci. La terapia chirurgica, la terapia farmacologica e la rieducazione pelvica sono le tre strade possibili tutte ben articolate al loro interno.


 

2) Classificazione

L’incontinenza può essere legata a cause diverse e diversi possono essere i sintomi che portano a scoprirla. In particolare, con riferimento a questi ultimi, possiamo considerare la seguente tabella riassuntiva:

  • perdite di urina mentre si ride, si tossisce o si starnutisce;

  • bisogno urgente di andare al bagno;

  • forte voglia di andare ad urinare ascoltando o vedendo dell'acqua scorrere;

  • sensazione di residui di acqua nella vagina dopo il bagno;

  • desiderio di urinare più di due volte durante il sonno;

  • minzione dolorosa.

A seconda dei sintomi avvertiti è possibile ricollegare l’incontinenza ad una precisa tipologia:

  • Incontinenza da sforzo: è la forma più comune e si presenta quando si ride, si tossisce, si starnutisce, si salgono le scale o si sollevano pesi. Seppure la vescica non risulta piena, si avverte ugualmente la perdita di urina. Nella maggior parte dei casi si tratta di qualche goccia, ma queste poche gocce alterano la vita quotidiana delle persone che ne soffrono.

  • Incontinenza da urgenza: molto comune nelle persone anziane, è un tipo di incontinenza caratterizzata dalla perdita involontaria di urina a causa di un bisogno urgente di urinare tale da non permettere di arrivare al bagno.

  • Incontinenza da rigurgito: più frequente negli uomini con tumore o adenoma alla prostata, questo tipo di incontinenza è caratterizzata dalla perdita involontaria di urina a causa di una vescica troppo piena che non riesce mai a svuotarsi completamente.

     

3) Cause dell’incontinenza urinaria

L’incontinenza urinaria può essere causata dall’incidenza di più fattori, abbastanza diversi a seconda del sesso. Negli uomini, per esempio, l’incontinenza è dovuta soprattutto a problemi alla prostata, mentre nelle donne è legata principalmente alla gravidanza e allo sviluppo-evoluzione dell’apparato riproduttivo (dalla sopraggiunta maturità sessuale fino ad i postumi della menopausa).

In ogni caso, indipendentemente dal sesso, è il medico curante che deve definirne l’eziologia e metterla in relazione con gli altri trascorsi del paziente.

In generale, le cause principali possono essere così schematizzate:

  • indebolimento del pavimento pelvico, spesso associato a cistocele;

  • indebolimento dello sfintere nelle persone anziane;

  • anomalia del detrusore: la pressione della vescica supera quella dello sfintere;

  • instabilità del detrusore: si producono delle contrazioni involontarie;

  • costipazione;

  • ostruzione della vescica;

  • effetti secondari di farmaci o di interventi chirurgici;

  • patologie urinarie o vaginali;

  • malattie neurologiche (Morbo di Parkinson, sclerosi a placche, demenza);

  • tumore o sclerosi della vescica;

  • fistole vescico-vaginali;

  • malattie cardiovascolari;

  • diabete;

  • effetti secondari di certi farmaci.

Alcune di queste cause possono essere relazionate anche ad altri aspetti eziologici di rilievo, tra cui:

  • gravidanza, parto e obesita' che indeboliscono i muscoli pelvici;

  • menopausa, che provoca una carenza ormonale e l'indebolimento della vescica;

  • infezioni delle vie urinarie che portano a un restringimento dell'uretra;

  • fattori costituzionali come la razza (le donne asiatiche e nere, per esempio, hanno meno problemi di incontinenza).

Più specificatamente, le diverse cause possono anche essere divise in cause a breve termine (transitorie), cause a lungo termine e cause croniche:

Cause a breve termine:

  • costipazione;

  • infezioni delle vie urinarie e della vescica;

  • effetti secondari di alcuni farmaci.

Cause a lungo termine:

  • incidenti;

  • malattie croniche;

  • problemi vasco-cerebrali;

  • gravidanza;

  • interventi chirurgici.

Cause croniche:

  • malformazioni congenite;

  • malattie evolutive, come la malattia di Alzheimer.

  • Le diverse cause, infine, determinano i differenti tipi di incontinenza:

Incontinenza da sforzo:

  • problemi di trasmissione della pressione vescicale all'uretra;

  • insufficienza dello sintere uretrale degli sfinteri;

  • indebolimento del collo della vescica e dell'uretra.

Incontinenza da urgenza:

  • instabilità uretrale;

  • vescica iperattiva.


 

Incontinenza da rigurgito:

  • ostruzione organica;

  • vescica iperattiva.


 

4) Diagnosi dell’incontinenza urinaria

Anamnesi ed Esame Obiettivo

Il colloquio è il primo passo verso una diagnosi precisa. Non bisogna avere vergogna di parlare con il medico, perché è la persona che vi può veramente aiutare.

Il colloquio si svolge soprattutto attraverso domande che il medico pone per definire il tipo ed il grado di incontinenza.

  • informazioni su gravidanze e parti;

  • informazioni sulla costituzione della paziente (obesità, dimagrimento);

  • eventuale chirurgia pelvica pregressa;

  • circostanze delle perdite (sotto sforzo, conseguenti al rumore o alla vista dell'acqua, ecc. in piedi, coricata, ecc.);

  • frequenza delle perdite;

  • abbondanza delle perdite;

  • eventuali farmaci attualmente in uso;

  • costipazione;

  • presenza di altre malattie (diabete, infezioni, malattie neurologiche, ecc.).

     

  • palpazione dell'addome;

  • esame ginecologico e rettale;

  • verifica del tono muscolare pelvico;

  • prova di sforzo


 

Esami urodinamici

  • Flussometria: è lo studio della relazione volume urina per unità di tempo. I parametri analizzati sono: la durata della minzione ed il residuo post-minzionale (la quantità di urina lasciata nella vescica dopo essere andati in bagno), il flusso massimo e la morfologia della curva. Questo esame mette in evidenza dei problemi urinari legati ad ostacoli sub-cervicali o non organici.

  • Cistomanometria: è lo studio delle pressioni intravescicali durante il riempimento della vescica. Si verifica il tono della base vescicale, la sensibilità del detrusore, la reattività agli sforzi, la capacità della vescica, l'attività del detrusore durante la minzione. Questo esame mette in evidenza i problemi legati alla sensibilità vescicale, come l'ipoattività o l'iperattività della vescica.

  • Sfinterometria: è la misurazione delle pressioni dell'uretra a riposo e durante gli sforzi. Analizza la pressione di chiusura dell'uretra durante i tentativi di contrazione sfinterea volontaria e mette in evidenza una eventuale instabilità uretrale.

  • Sfinterometria istantaneo minzionale: è lo studio delle pressioni vescicale, uretrale, intraddominale e sfinterea nel momento in cui la vescica è piena e nel momento della minzione volontaria. Durante questo esame vengono analizzate le pressioni prima e dopo la minzione, le contrazioni post-minzionali ed il rilassamento sfintereo. Questo esame permette di mettere in evidenza la qualità delle contrazioni del detrusore e del rilassamento sfintereo.

  • Elettromiografia: può essere dinamica ed analitica. L'eletromiografia dinamica registra l'azione dello sfintere striato durante il riempimento della vescica mentre si effettua una cistomanometria e mette in evidenza la quantità di attività elettrica dei muscoli.L'elettromiografia analitica studia invece l'attività dei diversi muscoli perineali, mettendo in evidenza eventuali anomalie neurologiche periferiche.

  • Elettrofisiologia perineale: è lo studio dei potenziali sacrali e corticali. Si tratta sempre di un esame di approfondimento, che si prescrive quando si sospettano patologie neurologiche periferiche o centrali.

     

Esami complementari

  • Urinocoltura: si ricercano eventuali infezioni urinarie o del sangue nelle urine

  • Cistografia: analizza la vescica con uno strumento, il cistoscopio, introdotto attraverso l'uretra. L'urologo può anche scoprire eventuali anomalie, come polipi, calcoli o corpi estranei. L'esame è indolore perché effettuato in anestesia in gel locale dell'uretra.

  • Ecografia: permette di analizzare lo stato dei reni e la presenza di eventuali calcoli renali o vescicale.


 

Terapia dell'incontinenza urinaria

Si possono distinguere quattro tipi di terapia: la terapia chirurgica, la terapia ambulatoriale, la terapia farmacologica e la rieducazione pelvica.


 

La terapia chirurgica

Lo scopo è quello di ripristinare un supporto per la vescica e l'uretra.

La chirurgia tradizionale tratta il problema per via addominale, ricostruendo le strutture di sostegno della vescica operando attraverso un'incisione frontale piuttosto estesa.

In parallelo alla chirurgia tradizionale esistono altre tecniche mini-invasive che cercano di limitare l'apporto traumatico dell'intervento agendo con l'ausilio di strumenti tecnologicamente avanzati come le sonde ed introducendo materiali di sostegno biocompatibili.

Se la chirurgia tradizionale implica, per il paziente, tempi di recupero piuttosto lunghi, nell'ordine dei 20 giorni, le tecniche mini-invasive, che peraltro fanno uso di anestesie loco-regionali, accorciano in maniera significativa la degenza del paziente offrendo, in ogni caso, soluzioni durature.

Alcuni anni fa, in Svezia, è stata messa a punto una tecnica chirurgica per il trattamento dell'incontinenza urinaria, la tecnica TVT.

Introdotta in Italia dal 1997, la tecnica originale, nel corso degli anni, ha subito delle modifiche volte a renderla sempre meno-invasiva e con un più rapido recupero completo post-intervento. Si distingue, al riguardo, la tecnica TVT di prima, di seconda e di ultima generazione.

La terapia di iniezioni parauretrali, che utilizzano un agente volumizzante, può essere un'attraente alternativa alla chirurgia.

La procedura di iniezioni parauretrali con Bulking Agent prevede l’applicazione, in regime ambulatoriale e attraverso l’uso di speciali siringhe, di un gel nei tessuti adiacenti all’uretra in modo da assicurare un sufficiente supporto. Esistono diverse tipologie di materiali che vengono utilizzati per questo tipo di trattamento ma quelli più sicuri e praticamente privi di effetti collaterali sono quelli a base d’acqua.

Le iniezioni parauretrali si effettuano in anestesia locale. Utilizzando un cistoscopio si effettuano tre iniezioni di un gel (Bulking Agent) nell’uretra, per ristabilire il meccanismo di chiusura dell’uretra: questo gel infatti è composto da un polimero che “aumenta” il volume dell’uretra.


 

La terapia farmacologica

I farmaci utilizzati sono ormoni, antispasmodici e parasimpaticolitici.

La terapia farmacologica tratta efficacemente l'incontinenza nei casi in cui l'indeblimento del tono sfintereo è dovuto principalmente alla carenza ormonale causata dalla menopausa.


 

La rieducazione pelvica

In alternativa o in parallelo a qualsiasi tipo di intervento chirurgico così come alla terapia farmacologica, si pone quella fisioriabilitativa detta rieducazione pelvica che si basa sulle possibilità di sollecitare ed abituare il paziente alla autogestione delle contrazioni muscolari.Il ruolo di questa rieducazione è soprattutto preventivo, ma il progresso delle apparecchiature tecnologiche e quello dell'urodinamica hanno fatto sì che la rieducazione pelvica in certi casi possa presentarsi anche come terapia curativa ausiliare.

Il suo scopo è quello di rinforzare la muscolatura pelvica attraverso esercizi fisici specifici o con l'utilizzo di apparecchiature elettriche per la stimolazione passiva.


 


 


 

 

Pubblicato il 07/06/2011 - visto 33864 volte