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Chirurgia Robotica

 

Da sempre la storia dell'evoluzione della chirurgia è strettamente legata allo sviluppo tecnologico.

Gli ultimi due decenni del 20° secolo sono stati caratterizzati dall'introduzione e progressiva diffusione della chirurgia minimamente invasiva, in particolare della chirurgia endoscopica e della chirurgia laparoscopica.
La "rivoluzione del computer" che stiamo vivendo in tutti gli aspetti della vita quotidiana e professionale, medicina e chirurgia comprese, e che sta caratterizzando l'inizio di questo millennio, ha ulteriormente modificato la moderna chirurgia con la diffusione della "robotica", proprio con l'obiettivo di raffinare ulteriormente gli interventi chirurgici, ottimizzandone i risultati e riducendone l'invasività.

La chirurgia robotica (Robotic Assisted Surgery) è infatti una metodica chirurgica innovativa che consente all'operatore di praticare un intervento laparoscopico manovrando, a distanza, un robot non completamente autonomo ma capace di eseguire manovre comandate.

La prima applicazione chirurgica di una tecnologia robotica risale al 1985, in campo neurochirurgico, con la realizzazione di un dispositivo TAC guidato per l'esecuzione con precisione estrema di biopsie cerebrali, mentre il primo robot in campo urologico è stato sperimentato nel 1988. Il sistema, chiamato PROBOT, era stato progettato per ottimizzare l'intervento di resezione endoscopica di prostata (TURP) per il trattamento della Ipertrofia Prostatica Benigna. Veniva eseguita una ricostruzione tridimensionale della prostata, il chirurgo valutava l'estensione del tessuto da asportare e il robot calcolava le traiettorie di resezione.
L'evoluzione della moderna chirurgia robotica è però legata strettamente agli studi dell'ente aerospaziale americano (NASA) in associazione al ministero della difesa degli Stati Uniti. Pensato principalmente per scopi militari, il progetto iniziale era quello di consentire ad un chirurgo, lontano dal campo di azione, di operare per via teletrasmessa, in una sala operatoria prossima al campo di battaglia, trasmettendo i suoi movimenti ad un sistema di bracci meccanici che venivano replicati fedelmente.
Presto questi brevetti sperimentali vennero acquisiti da parte di due separate società private che li svilupparono autonomamente per la applicazione clinica.
I due sistemi sviluppati dalle società "Computer Motion" e "Intuitive Surgery" chiamati rispettivamente ZEUS e Da Vinci ® (in onore del noto genio italiano) si basano sul concetto che il chirurgo sieda ad una console computerizzata posta all'interno della sala operatoria e il sistema computerizzato trasforma il movimento delle mani in impulsi che vengono convogliati alle braccia robotiche. Il chirurgo opera pertanto come "master" mentre le braccia robotiche come "slave". Il telerobot viene posizionato a livello del tavolo operatorio e sostiene la telecamera laparoscopica e lo strumentario laparoscopico. Nel 2003 La Computer Motion venne acquisita dalla Intuitive Surgery ed attualmente il sistema robotico disponibile sul mercato e di maggior impiego è il sistema Da Vinci ®.
Il sistema Da Vinci ® è basato sul concetto della "Immersive Intuitive Interface" ed è basato su tre meccanismi:

1. Un sistema di software master/slave che consente un intuitivo controllo del laparoscopio e dello strumentario laparoscopico dedicato che possiede 7 gradi di movimento (a differenza dei 4 gradi di libertà di movimento degli strumenti da laparoscopia convenzionale)

2. Un sistema di visione tridimensionale del campo operatorio dove il chirurgo viene letteralmente "immerso", consentendogli pertanto di valutare al meglio i piani di dissezione anatomici e di "vivere" quasi dall'interno del corpo del paziente l'intervento chirurgico.

3. Un sistema di controlli e sensori di sicurezza che rendono le procedure chirurgiche sicure ed affidabili.

Inoltre il sistema Da Vinci ha un sistema di filtrazione del tremore umano ed una scala di precisione dei movimenti in modo da poter eseguire durante l'intervento chirurgico dei movimenti di estrema precisione e delicatezza.
Accanto al tradizionale sistema Da Vinci ® si è aggiunto a partire dal 2006 il più sofisticato Da Vinci ® S che oltre ad avere 4 bracci operativi (1 per la telecamera e 3 per lo strumentario chirurgico) ha un ingombro più contenuto, una possibilità di movimento migliore e, grazie ai sistemi ottici in alta definizione (HD) una migliorata visione dei dettagli anatomici durante l'intervento.

Rispetto alla chirurgia video assistita tradizionale presenta quindi alcune differenze importanti. Il chirurgo è distante fisicamente dal campo operatorio e siede ad una consolle, dotata di un monitor 3D, dalla quale, attraverso un sistema complesso, comanda il movimento dei bracci robotici. A questi vengono fissati i vari ferri chirurgici, pinze, forbici, dissettori, che un'equipe presente al tavolo operatorio provvede ad introdurre nella cavità sede dell'intervento. L'impiego dei bracci meccanici ha il vantaggio di consentire una visione tridimensionale con un'immagine più ferma, e di rendere le manovre più delicate e fini anche perché gli strumenti sono articolati alla estremità distale. Lo svantaggio è legato ai tempi operatori più lunghi, ed alla difficoltà di dosare la forza (come può accadere nel dare la giusta tensione ad un nodo chirurgico ).

È una chirurgia complessa per ora riservata a centri selezionati ma da sicuro avvenire. Si può ipotizzare infatti che essa consentirà, con lo sviluppo delle esperienze, il diffondersi delle apparecchiature, ed il miglioramento dei sistemi di telecomunicazioni e telemaici , di operare a distanze sempre maggiori.

In campo urologico, il primo intervento di prostatectomia radicale robotica risale al 2000, eseguita da Binder e Kramer. Dopo questa iniziale ed incoraggiante esperienza, numerosi centri urologici si sono dedicati alla codifica puntuale ed al perfezionamento della prostatectomia radicale robotica, sicuramente uno degli interventi dove la tecnologia robotica esalta le possibilità di eseguire un intervento "anatomico", con ottimale preservazione dei fasci vascolonervosi deputati al mantenimento della funzione sessuale e alla possibilità di una ottimale ricostruzione della continuità della via urinaria al termine della dissezione della prostata. Grazie ai validi risultati oncologici e funzionali si è assistito ad una progressiva diffusione della Prostatectomia Radicale Robotica: all'inizio del 2008, secondo i dati della Intuitive Surgical, i sistemi "da Vinci" operanti nel mondo erano più di 700 e attualmente negli USA circa l'80% di questi interventi viene eseguita con tecnica robotica.
Accanto alla prostatectomia radicale, si stanno diffondendo altri interventi urologici che grazie alla tecnologia robotica consentono risultati ottimali, quali la pieloplastica robotica, la nefrectomia radicale e la tumorectomia renale robotica, la cistectomia robotica e l'adenomectomia prostatica robotica.

 

Pubblicato il 03/06/2011 - visto 4028 volte