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Calcoli renali in aumento, sempre più casi per il riscaldamento terrestre

Pubblicato il 13/05/2013 - inserito da Siu Amministratore - visto 1255 volte

Calcoli renali campanello d'allarme per infarto e ictus. Un problema da non sottovalutare visto l'aumento dei casi, colpa anche del riscaldamento della terra. A sottolineare la relazione tra la patologia e le malattie cardiovascolari, gli esperti riuniti in occasione del convegno internazionale 'Nephrolithiasis: a systemic disorder' promosso a Roma dalla Fondazione internazionale Menarini.

Un calcolo, ricordano gli specialisti, è un ospite silenzioso finché non lascia il rene ed entra nell'uretere per raggiungere la vescica. A quel punto provoca la colica renale, con dolori fortissimi, indimenticabili per chi li ha sperimentati, cioè fino al 12 % della popolazione italiana. Un problema spesso considerato come un episodio, seppur doloroso, che si risolve con l'eliminazione del calcolo. Per gli esperti, però, un calcolo può essere la 'spia' di un ictus o un infarto in futuro. Per questo preoccupa l'aumento delle calcolosi. "L'aumento della temperatura terrestre è uno dei fattori che favorisce l'aumento nella frequenza dei calcoli", spiega Fredric Coe, dell'Università di Chicago, Stati Uniti.

"Il clima sempre più caldo - aggiunge l'esperto - provoca una maggiore sudorazione e quindi determina una disidratazione. Il rene, in una condizione di ridotta disponibilità di acqua, concentra le urine e ciò aumenta la possibilità che i sali contenuti nelle urine 'precipitino' e d conseguenza formino i calcoli". Oltre all'elevata temperatura, gioca un ruolo importante anche l'esposizione ai raggi solari. "Più si sta esposti ai raggi solari e più aumenta la vitamina D, con conseguente aumento di assorbimento di calcio e quindi di maggior probabilità di calcolosi. Le stagioni calde sono quindi più a rischio, che può essere compensato bevendo per ridurre la concentrazione dei sali", avverte Giovanni Gambaro, del Policlinico Universitario Gemelli di Roma.

A preoccupare maggiormente gli esperti anche la diffusione di abitudini alimentari scorrette. "La calcolosi - dicono gli esperti - sta diventando una patologia dei più giovani, a causa delle modificazioni nelle abitudini alimentari. Vengono privilegiati alimenti preconfezionati, che sono ricchi di sali, mentre si consumano pochi vegetali, frutta e alimenti ricchi di fibre, a favore di cibi iper-proteici, come hamburger e carni rosse. Tutto ciò sta anticipando l'età di insorgenza della malattia e sta portando anche le ragazze ad avere lo stesso rischio dei coetanei maschi, mentre fino a pochi anni fa si registrava un rapporto di 2:1 a danno del sesso maschile".

Per Emanuele Croppi, dell'università di Firenze "le condizioni ambientali vanno sicuramente a interferire con fattori di tipo genetico. Se questi ultimi li conosciamo poco, sono invece ben chiari i fattori ambientali che favoriscono la malattia, a cominciare dalle abitudini alimentari ma anche dalla riduzione dell'attività fisica, quest'ultima soprattutto in relazione con l'eliminazione di alcune sostanze con la sudorazione. Anche se è chiaro che l'attività fisica non è la cura della calcolosi".

"Assodata la relazione calcolosi - ipertensione (i calcolotici sono spesso ipertesi), calcolosi-dislipidemie e calcolosi-gotta", afferma Giovanni Gambaro. "Probabilmente alla base di queste condizioni ci sono le medesime abitudini alimentari scorrette. L'insorgenza di calcoli potrebbe rappresentare quindi una sorta di spia che segnala un 'disordine' nell'organismo che vale la pena indagare. Un'altra ipotesi interessante associa l'insorgenza di calcoli e di disturbi cardiovascolari ai problemi di metabolismo osseo. E' molto frequente che i pazienti presentino una decalcificazione delle ossa. Quando succede questo, il calcio perso dall'osso ha vari destini: uno è di andare nel rene e di fare calcoli, un altro è di andare nei vasi sanguigni, calcificandoli, rendendoli più rigidi e quindi determinando un maggior rischio cardiovascolare", conclude Gambaro.

Fonte: Adnkronos Salute