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Chirurgia robotica anche per i più piccoli

Pubblicato il 07/11/2012 - inserito da Siu Amministratore - visto 980 volte

Al Policlinico di Milano il robot varca la soglia della chirurgia urologica pediatrica, con buoni risultati

 

MILANO - Il robot è entrato in sala operatoria per la prima volta nel 2000 a Francoforte. Da allora molti chirurghi in tutto il mondo si sono attrezzati per avere questo alleato al loro fianco. In Italia attualmente sono presenti più di 60 robot che operano principalmente pazienti adulti, ma da poco la chirurgia robotica ha intrapreso una nuova sfida nell’ambito dell’urologia pediatrica. E proprio di recente, al Policlinico di Milano, in occasione del Congresso Nazionale Congiunto delle Società Italiane di Chirurgia Pediatrica (SICP), Urologia Pediatrica (SIUP) e Videochirurgia Infantile (SIVI) è stato eseguito un intervento ricostruttivo di robotica urologica pediatrica alla presenza di chirurghi italiani con la collaborazione di uno dei massimi esperti mondiali, il professor Craig Peters della George Washington University. Siamo così al sesto intervento di chirurgia robotica urologica pediatrica eseguito presso l’Ospedale milanese con risultati molto soddisfacenti che fanno ben sperare che il progetto di traslare le conoscenze acquisite nell’adulto anche ai più piccoli possa veramente decollare.

 

CHIRURGIA ROBOTICA - I robot chirurgici si presentano come computer dotati di braccia meccaniche e telecamere, che sanno aiutare il chirurgo nel suo lavoro, in particolare nel corso di interventi in laparoscopia. Questi interventi di chirurgia mini-invasiva si eseguono normalmente praticando dei fori sulla pelle del paziente evitando così il tradizionale taglio. In questi buchi si inseriscono dei tubi sottili, attraverso i quali vengono fatti passare i vari strumenti che vengono manovrati dal chirurgo nonché una sottile telecamera, manovrata da un’assistente, che permette al chirurgo di vedere con un ingrandimento che cosa stia facendo. «Nel caso della chirurgia robotica sia la telecamera sia gli strumenti sono collegati via cavo a una console distante dal paziente (in genere nella stessa stanza, ma potrebbe anche essere altrove) - spiega Bernardo Rocco della Divisione di Urologia della Fondazione IRCCS Policlinico di Milano, nonché uno dei maggior esperti italiani di chirurgia robotica -. Questa è la "postazione" del chirurgo che, come in un videogame, dispone di uno schermo su cui è visibile il campo operatorio e di manopole simili a joystick per manovrare gli strumenti chirurgici. Il risultato è che il chirurgo riesce a lavorare con maggiore precisione, senza tremori, potendo beneficiare di una visione in 3D e di strumenti dotati di un sistema di snodo terminale che permette rotazioni anche a 360° e che quindi sono molto più mobili delle articolazioni umane. E non solo, il chirurgo, stando così comodamente seduto, si stanca meno e può lavorare meglio».


CAMPI DI APPLICAZIONE – Quello urologico è uno degli ambiti in cui la chirurgia robotica ha trovato maggiore applicazione proprio per la particolare forma a cono della pelvi (ovvero l’area che comprende utero e vescica nella donna e vescia e prostata nell’uomo). «Oggi la chirurgia robotica è diventata quanto di meglio si possa desiderare negli interventi di prostatectomia radicale - fa notare Rocco -. I vantaggi sono molteplici: riduzione del sanguinamento, migliore visione del campo operatorio, riduzione delle complicanze più temibili (incontinenza e disfunzione erettile) senza effetti negativi dal punto di vista della qualità della chirurgia oncologica. La presenza in un grande ospedale pubblico di un robot di ultima generazione, donato dalla Fondazione per la ricerca e la terapia in urologia , ci ha permesso di affinare le nostre conoscenze e di ampliare le indicazioni a beneficio dei pazienti. Quello della chirurgia urologica pediatrica è un settore nel quale la chirurgia robotica potrebbe veramente fare la differenza come suggeriscono i successi dei primi interventi eseguiti».

 

UROLOGIA PEDIATRICA - «Rispetto alla chirurgia laparoscopica quella robotica ha una curva di apprendimento molto più veloce perché l’esperienza, oltre che sul campo, può essere fatta anche tramite simulazioni - fa notare Gianantonio Manzoni, responsabile dell’Unità Operativa di Urologia Pediatrica della Fondazione IRCCS Policlinico di Milano -. Oggi in Italia il nostro è uno dei pochi Centri specificatamente dedicati chirurgia urologica pediatrica e con il supporto di colleghi italiani e stranieri esperti del settore della robotica, stiamo facendo grandi progressi. Grazie al generoso supporto dell’Associazione del Bambino Nefropatico (ABN Onlus ) è infatti iniziato un importante progetto triennale per lo sviluppo in Fondazione della Nefro-Urologia pediatrica con particolare attenzione allo sviluppo delle tecniche mini-invasive. L’approccio robotico offre infatti indubbi vantaggi soprattutto nell’ambito di tutta la chirurgia ricostruttiva come per esempio nel caso di malformazioni congenite delle vie urinarie o per patologie ostruttive e refluenti degli ureteri. Operare un bambino con un approccio che offra mini-invasività e grande precisione si traduce in un recupero migliore e più rapido a beneficio dei piccoli pazienti e di chi li deve assistere».

 

Fonte: www.corriere.it/Salute/Antonella Sparvoli