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Calcolosi

L’endourologia e l’urolitiasi sono state oggetto di presentazione nell’ambito di 2 sedute di poster . È stato inoltre allestito un dibattito strutturato che ha visto il confronto tra l’approccio endoscopico (RIRS) e quello percutaneo per il trattamento della calcolosi renale del diametro di 2 cm.
Il dott. Bosio (P 78)della Clinica urologica di Torino ha valutato l’impatto prodotto dall’endoprotesi ureterale a doppio J sulla qualità della vita di 37 pazienti utilizzando l’Ureteral Stent Symptoms Questionnaire. Il sintomo principale è stato il dolore di intensità media pari a 5.8 (scala 0-10) che, presente nel 37% dei pazienti che svolgevano attività fisica moderata e nel 38% di essi in corso di minzione, ha richiesto l’assunzione di antidolorifici nel 59% dei casi. La macroematuria, intensa nel 38% dei casi, è risultata presente nell’81% di essi. I luts sono stati rilevati in percentuale superiore al 90% e si sono associati ad episodi di urge incontinence nel 32% della casistica. È stato infine rilevato un impatto marcato dell’endoprotesi sullo stato di salute generale, sull’attività Lavorativa, sociale e sulla vita sessuale.  
Il dott. Scoffone di Torino (P 81) ha presentato i risultati di uno studio, frutto di una cooperazione internazionale, condotto su una popolazione di 55 pazienti obesi (BMI>30), appartenenti ad una casistica di 350, trattati con nefrolitotomia percutanea in posizione prona (51%) e supina(49%). La massa calcare media, valutata con TAC, è risultata pari a 3 cm . Non sono state rilevate differenze significative per caratteristiche e numero degli accessi, dilatazione del tramite, sorgente di litotrissia, tempo operatorio e di degenza.Le percentuali di bonifica sono inoltre risultate sovrapponibili (93 vs 89%; posizione prona vs supina ) e così pure l’incidenza di complicanze. Si conclude sottolineando l’efficacia e la sicurezza di entrambe le tecniche.
Il dott. De Fidio del Cristo Re di Roma (P 84) ha fornito interessanti spunti utili ad allungare la vita dell’uretroscopio flessibile.  4 ureterorenoscopi Flex-XTM2(Storz) sono stati impiegati per 313 RIRS (Retrograde Intrarenal Surgery),terapeutiche nel 76.4% e diagnostiche nel 23.6%, con una media di 78 trattamenti/strumento prima di essere avviati alla necessaria riparazione. Tra i criteri da impiegare figurano l’utilizzo preliminare dello strumento semirigido, l’inserimento della camicia ureterale,il corretto inserimento di accessori e fibre laser,gli adeguati metodi di pulizia, disinfezione e stoccaggio degli strumenti senza utilizzo delle sterilizzatrici automatiche, il contenimento della pressione nel canale operativo e l’affidamento a mani esperte. 
Il dott. Peschechera (P 86) del gruppo dell’Humanitas di Rozzano (MI) ha esposto i risultati del trattamento con RIRS bilaterale in una casistica di 35 pazienti con calcolosi renale di diametro <2 cm. Il trattamento è stato eseguito previo inserimento di camicia teflonata ed è stato considerato attuabile se il tempo dedicato al lato aggredito in primis non aveva superato l’ora. La massa calcare complessiva è risultata pari a 5.4 cm2 ed il tempo operatorio medio complessivo pari a 139 minuti incluso il second look richiesto in 12 dei 15 pazienti con calcolosi >1 cm. La percentuale complessiva di bonifica è stata pari al 60% dopo una sessione e all’85% dopo 2 sessioni di trattamento. Le complicanze sono state trascurabili e la durata media della degenza pari a 2.9 gg. Al lavoro è stato assegnato il premio D’ Armiento per il miglior contributo nel campo dell’endourologia.
Il dott. Ruggera del reparto di Pordenone ha illustrato i risultati maturati in collaborazione con la Clinica Urologica di Padova relativi al trattamento endourologico delle neoplasie del tratto urinario superiore. Nei 10 casi trattati in elezione la neoplasia era di basso grado e di diametro <2cm; per i rimanenti 15 essa era bilaterale in asse residuo o contestuale a severe morbilità. L’istologia ha documentato la presenza di displasia grave/cis in 6 pazienti e di neoplasia NMI di grado basso o intermedio nelle rimanenti. Sono state eseguite complessivamente 98 ureterorenoscopie con un tempo medio per intervento pari a 60 minuti. Dopo un follow up di 19 mesi l’OS survival è risultato pari a l100% e il DFS a 32%. La nefroureterctomia si è resa necessaria in 2 pazienti per diffusione locale della neoplasia. Viene suggerito l’approccio endourologico alle neoplasie transazionali delle vie escretrici superiori  in casi selezionati o in presenza di stati di necessità codificati.
Il dott. Miano (P 88)del reparto di Tor Vergata Roma ha analizzato l’influenza esercitata dai fattori climatici quali pressione atmosferica, temperatura e grado di umidità, ricavati a posteriori dal sito www.meteo.it, sull’incidenza di episodi acuti di urolitiasi. Dall’analisi condotta su 2514 pazienti afferiti al pronto soccorso per colica renale nel biennio 2007-9 sono emerse oltre all’evidenza attesa di una maggiore incidenza di eventi acuti nei mesi più caldi, una correlazione significativa tra i suddetti eventi e l’aumento della temperatura ambientale. Quest’ultima è risultata più strettamente correlata agli episodi di colica nel modello di analisi mensile (R2=0.373) rispetto a quello settimanale(R2=0.373).
Il dott. Nigro (P 89)del gruppo di Vicenza ha riportato i dati relativi a 72 pazienti ricoverati per colica renale che rappresentano il 4% dei 1674 visitati d’ urgenza per tale sintomo nel biennio 2009-10. Cinquanta (78%) di tali pazienti sono stati sottoposti a trattamento endourologico d’emblée a fronte di dolore incoercibile e retrostasi, associata nel 32% ad urosepsi. Tale trattamento è risultato fruttuoso nell’88% dei pazienti, mentre,  nel rimanente 12%, è stato possibile il solo by pass retrogrado del calcolo. Per contro, per i 14 (22%) pazienti avviati ad una terapia espulsiva, si è avuta l’eliminazione spontanea del calcolo in 10 casi, mentre per 4 di essi si è resa necessaria una successiva urtereorenoscopia. Se ne conclude che Il paziente con colica renale raramente viene ospedalizzato. Se ciò, tuttavia accade, vi sono elevate possibilità che egli venga sottoposto ad un trattamento strumentale che, se attuato con approccio endourologico, si preannuncia efficace in un’alta percentuale di casi.
La dott.ssa Sighinolfi (P 91)della clinica urologica di Modena ha analizzato retrospettivamente l’influenza di alcuni parametri relativi al calcolo e alle caratteristiche del trattamento ESWL (DoliS XXP) in una casistica di 106 pazienti con calcolosi ossalo-calcica di diametro non superiore a 1.5 cm. Sono stati posti a confronto i pazienti trattati con un’ unica seduta (gruppo A ; 66%) e quelli sottoposti ad un numero di sedute >/=2 (gruppo 2; 34%). Dall’analisi di regressione logistica è emerso che, fatta salva la sede del calcolo, il successo terapeutico è correlato all’energia accumulata e al numero globale di SW/paziente piuttosto che al numero di sedute e al livello energetico massimo del trattamento. I parametri emersi come significativi potrebbero pertanto sostituire il dato relativo al numero di sedute che è attualmente incluso nella formula dell’‘Effectiveness Quotient’ (EQ).
Il dott. Guiggi (P 92) della clinica urologica di Perugia ha presentato i risultati di un’ analisi retrospettiva sull’efficacia della litotrissia piezoelettrica con erogazione delle onde d’ urto ad elevata (180 sw/min- gruppo 2) e bassa (120 sw/min- gruppo 1) frequenza. I 67 pazienti retrospettivamente selezionati in ciascun gruppo sulla base di criteri di omogeneità, presentavano una calcolosi renale o ureterale ed hanno ricevuto una dose di energia media per sede sovrapponibile. Il numero delle onde d’ urto (5588 vs 11305) e così pure il tempo di frammentazione (38 vs 63 min) sono risultati significativamente inferiori nel gruppo 2 rispetto al gruppo 1. Analogamente per il tempo necessario all’espulsione dei frammenti, anche se in questo caso non si è raggiunta la significatività statistica. I risultati sono in controtendenza rispetto ai dati di letteratura e richiedono di essere confermati con uno studio randomizzato.   
Un lavoro sullo stesso tema è stato illustrato dal dott. Ricciardulli (P 93) della Clinica urologica di Chieti che ha utilizzato un litotritore elettroconduttivo per il trattamento della calcolosi dell’uretere lombare ed iliaco-pelvico di diametro compreso tra 0.8 e 1.3 cm. Per ognuna delle sedi il trattamento è stato eseguito a bassa (60 colpi/min) o alta (120 colpi/min) frequenza dividendo i pazienti in 4 gruppi secondo uno schema randomizzato. Sono state rilasciate un numero standard di onde d’ urto pari a 2000 per sessione riservando  un eventuale ritrattamento a distanza di 15 giorni. Per i calcoli dell’uretere lombare (32 pazienti) lo stone free rate è risultato significativamente più elevato dopo trattamento a bassa frequenza sia con una sessione (47 vs 29%) che con 2 sessioni ( 83 vs 77%) di SW. L’inverso è accaduto per i calcoli dell’uretere pelvico (70 pazienti) per i quali le percentuali di bonifica sono risultate pari a 34 vs 29% dopo una sessione e a 73 vs 59% dopo 2 sessioni a favore del  gruppo trattato con onde d’ urto ad alta frequenza. Il lavoro soffre della scarsa numerosità dei casi ed i risultati lasciano spazio ad interpretazioni non univoche. L’accorpamento dei calcoli dell’uretere iliaco e pelvico è arbitraria e potrebbe giustificare le basse percentuali di successo per i pazienti di tale gruppo.
Il gruppo di Perugia (P 94) ha riportato i risultati di un ulteriore studio relativo all’ESWL per calcolosi reno-ureterale nel soggetto obeso (BMI>30): 303 pazienti trattati con litotritore piezolith 3000. La percentuale di successo è molto elevata (94%) ed è conseguita con un ritrattamento nel 13.5% dei casi. Lo stone free rate è indicato solo per la calcolosi ureterale e risulta più elevato per i calcoli del tratto pelvico(97.5%). Le percentuali riportate sono considerevoli tenuto conto delle difficoltà di puntamento e del dislocamento del target dovuto agli atti respiratori, 2 evenienze riconosciute ma non dettagliate dagli autori. L’attenuazione delle onde d’ urto dovuta alla massa corporea, riportata in letteratura, non sembra giocare un ruolo di rilievo nella presente casistica.
 
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